Prestazione Occasionali e Limiti

La prestazione di lavoro occasionale è una delle forme di collaborazione più semplici in termini di assenza di vincoli di subordinazione ma anche di adempimenti burocratici legati all’avvio della prestazione lavorativa. Trattasi, tra l’altro, di una tipologia di lavoro che non presenta le tutele tipiche di un contratto di lavoro come può essere quello a tempo indeterminato ma anche quello, ad esempio, di collaborazione coordinata e continuativa a progetto.

Tuttavia, anche per le prestazioni o collaborazioni occasionali ci sono importanti aspetti sia previdenziali, sia fiscali, di cui sia il committente, sia il collaboratore, devono tener conto. In particolare, le prestazioni occasionali sono esenti da IVA, ma soggette a una ritenuta fiscale alla fonte, ovverosia la ritenuta d’acconto, pari al 20% sull’ammontare complessivo che il committente retrocede al lavoratore.

Bisogna comunque considerare che la ritenuta d’acconto può essere applicata solo se il committente dispone di Partita IVA. Per maggiori informazioni è possibile leggere questa guida sulla ritenuta d’acconto pubblicata su questo blog sulla prestazione occasionale.

Esistono inoltre dei limiti sia temporali, sia di importo, per i quali la prestazione nel corso dell’anno solare possa essere assoggettata al lavoro di tipo occasionale. Nel dettaglio, la Legge prescrive che un collaboratore non può prestare opera per lo stesso committente per un periodo che supera nel corso dell’anno i 30 giorni.

Superati i 30 giorni lavorativi con prestazione occasionale, infatti, il committente è obbligato per Legge, se lo vuole, a continuare a avvalersi della prestazione del lavoratore con altre forme contrattuali di lavoro che garantiscano maggiori tutele al lavoratore stesso; questo perché, ad esempio, la collaborazione occasionale non obbliga il committente ad applicare le “classiche” regole sulla prevenzione degli infortuni in virtù del fatto che la prestazione occasionale è temporanea, non abituale, non subordinata e non continuativa.

Un altro aspetto degno di particolare attenzione è quello relativo all’ammontare annuale dei compensi, un lavoratore che presta forme di collaborazione occasionale, ai fini di esenzione da adempimenti di tipo previdenziale, non può infatti percepire compensi superiori al livello annuo dei 5000 euro.

Nel caso in cui tale soglia venga superata, scatta l’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata dell’Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale, che prevede il pagamento dei contributi previdenziali sia da parte del committente, nella misura dei due terzi dell’ammontare, sia da parte del lavoratore nella misura di un terzo dell’ammontare, in tal caso, inoltre, nel rapporto tra committente e collaboratore si applica la disciplina prevista per le collaborazioni coordinate e continuative.

Nel complesso, bisogna comunque fare molta attenzione a prestare collaborazioni di tipo occasionale, e quindi senza un contratto di lavoro, nel caso in cui la società per la quale si intende prestare opera non è sufficientemente referenziata. I rischi più elevati in tal senso si corrono in particolare su Internet, dove molto spesso ci sono annunci di collaborazione come quelli relativi all’offerta di lavoro a domicilio a patto che però venga versata una cauzione iniziale; in questi casi, quasi sempre trattasi di annunci truffa da evitare.